Il rapporto di credito al consumo si genera normalmente attraverso il collegamento negoziale tra più atti/contratti. Pertanto, giuridicamente, il contratto di credito al consumo (cioè, la pluralità degli atti posti in essere al fine di conseguire il risultato dell’operazione economica) viene così considerato quale contratto atipico trilaterale riconducibile ad una pluralità di cause distinte tra loro, ma preordinate alla realizzazione della funzione economico-sociale di uno dei negozi collegati. Avendo un unico nesso c.d. teleologico o di scopo, tutti questi contratti vengono a trovarsi, tra loro, in un rapporto per cui la validità e l’efficacia di uno di essi influenza la validità e l’efficacia dell’altro. In particolare, la giurisprudenza rileva che si ha collegamento negoziale quando due o più negozi diversi e distinti tra loro, pur conservando l’individualità propria di ciascun tipo negoziale, vengono tuttavia concepiti e voluti come avvinti teleologicamente da un nesso di reciproca interdipendenza e coordinazione, per cui le vicende dell’uno debbono ripercuotersi su quelle dell’altro, condizionandone validità ed efficacia (cfr. Cass. n. 8410/1998). Il Decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, in materia di credito al consumo, ha recepito nel nostro ordinamento la direttiva 2008/48/CE e ha novellato gli artt. 121 e ss. D. Lgs 1 settembre 1993 n. 385, garantendo al consumatore un maggiore livello di tutela in caso di sottoscrizione di contratti di finanziamento collegati al contratto di vendita o fornitura di beni e servizi. Nella vecchia normativa dei contratti c.d. collegati contenuta nell’art. 42 D. Lgs. 06 settembre 2005, n. 206 – oggi abrogata in seguito all’entrata in vigore della normativa sopra menzionata – l’inadempimento intervenuto nell’uno si ripercuoteva sul contratto di finanziamento “a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al finanziatore l’esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore. La responsabilità si estende anche al terzo, al quale il finanziatore abbia ceduto i diritti derivanti dal contratto di concessione del credito“. Pertanto si escludeva che la configurabilità di un mutuo di scopo potesse derivare dal semplice fatto della qualificazione del mutuo in termini di prestito al consumo e dalla circostanza dell’avvenuto versamento della somma dalla Banca al venditore su delega irrevocabile del mutuatario, qualora gli accordi tra le parti avessero previsto espressamente la “totale estraneità” del mutuante “al rapporto commerciale con il venditore ed a qualsiasi altro rapporto ad esso collegato, sussistente con terzi”. Quindi predominava la tesi che negava l’unitarietà della operazione dal punto di vista giuridico. La normativa previgente è stata tuttavia abrogata dal D.Lgs. n. 141/2010 il quale ha introdotto rilevanti novità e più precisamente:

  1. L’art. 121, lett. d), D. Lgs 1 settembre 1993 n. 385, come novellato, detta una definizione di contratto di credito collegato recependo, sostanzialmente, la teoria del collegamento contrattuale fra contratto di vendita e contratto di finanziamento.
  2. Il nuovo art. 125 quinquies D.Lgs. n. 385/1993 individua alcune nuove regole per disciplinare l’inadempimento del venditore/fornitore in presenza di detto collegamento ed attribuisce al compratore il diritto di chiedere la risoluzione del contratto di finanziamento (sempre dopo aver infruttuosamente costituito in mora il venditore) alla sola condizione della non scarsa importanza dell’inadempimento del venditore, ai sensi dell’art. 1455 c.c..

Il Legislatore del 2010 espunge, quindi, dalla disciplina del collegamento negoziale nelle operazioni di credito al consumo la condizione costituita dall’accordo di esclusiva tra venditore e finanziatore per la concessione del credito ai clienti del venditore. Il legame che avvince funzionalmente la posizione creditoria del finanziatore alla realizzazione effettiva dell’interesse del compratore diviene quindi più incisivo, rimanendo condizionato soltanto alla valutazione dell’importanza dell’inadempimento del venditore, non potendo più essere reciso dalla circostanza della mancanza di un accordo di esclusiva per la concessione del credito.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *